27 Gennaio 2021

Le mascherine "parlanti" di Kimuli Fashionability - Foto tratta dalla pagina facebook.com/kimulifashionability)

Unire il riciclo a una missione “sociale”. Ci è riuscita la giovane imprenditrice ugandese Juliet Namujju, fondatrice del marchio di moda sostenibile Kimuli Fashionability che impiega persone con disabilità per riciclare plastica e altri rifiuti e trasformarli in abiti ed accessori alla moda.

Quando è scoppiata la pandemia nel suo Paese, Juliet ha capito la necessità dei suoi dipendenti, 25 persone ipo-udenti, di riuscire a comunicare nonostante la mascherina, un “muro” davanti alle labbra. L’idea che ne è venuta fuori è stata a dir poco ingegnosa: il team di Kimuli Fashionability ha infatti progettato e messo in produzione un DPI dotato di uno speciale schermo trasparente davanti alla bocca, realizzato con plastica di scarto trattata (foto tratta dalla pagina facebook.com/kimulifashionability).

Una mascherina “parlante”, insomma, capace di proteggere dal rischio di contagio ma anche di abbattere la barriera della disabilità,: “Ci siamo seduti tutti insieme e abbiamo cercato di capire come trasformare le mascherine”, ha spiegato Juliet Namujju. E così in pochi mesi Kimuli Fashionability è riuscita a vendere oltre 2.000 mascherine “parlanti”, arrivando fino a Los Angeles, California, con i 600 pezzi inviati all’ONG “Diversability”.