25 Giugno 2019

In un’ipotetica “nazione del riciclo” sarebbe sicuramente la capitale, eppure Eskilstuna conta appena 60mila abitanti (93mila se si considera l’intera municipalità) e fino qualche anno fa non se la passava granché bene a livello economico. Come si spiega allora questo “primato”?

Tutto inizia nel 2012 quando questa piccola città della Svezia, reduce da un lungo periodo di declino, decide di rilanciarsi puntando forte sulla green economy. Mezzi di trasporto a biogas o elettrici, fonti di energia a bassa emissione di CO2, raccolta differenziata minuziosa per alimentare il circolo virtuoso del riciclo. Basti pensare che oggi i cittadini di Eskilstuna dividono i loro rifiuti di casa in sette diverse buste colorate (verde per il cibo, rosa per i tessuti, grigio per i metalli, giallo per la carta, blu per i giornali, arancione per la plastica, nero per l’indifferenziata): ci hanno messo un po’, ovviamente, a prendere confidenza con questo sistema, ma una volta preso il giro non sono più tornati indietro.

E poi c’è quella chicca chiamata ReTuna, il primo centro commerciale al mondo a vendere solo oggetti riciclati. Un enorme successo fin dalla sua apertura, avvenuta quattro anni fa: qui gli abitanti di Eskilstuna possono consegnare tutti i propri oggetti dismessi, vestiti usati, mobili, giocattoli e così via. Lo staff del centro commerciale li porta in magazzino, li cataloga e poi li mette in vendita nel negozio più adatto.

“Quando le persone parlano di Eskilstuna la chiamano il posto dove non viene prodotto niente di nuovo”, commenta la manager e fondatrice di ReTuna Anna Bergstrom. Sì, perché anche gli oggetti non rivendibili all’interno del centro commerciale trovano una seconda vita grazie al centro di smistamento Lilla Nyby, un piccolo gioiello tecnologico che permette di processare 20mila tonnellate di rifiuti l’anno con appena cinque persone ai “posti di comando”. I sacchi di spazzatura vengono fatti passare attraverso dei nastri trasportatori sotto delle camere che riconoscono i colori delle buste (ne abbiamo parlato sopra) e le suddividono per tipo. Un sistema che trasforma anche i resti di cibo in una risorsa: una parte è destinata alla produzione di biogas, un’altra viene spedita all’Università di Upsala per un particolare progetto di ricerca dedicato proprio al riciclo degli alimenti. Perché ad Ekilstuna non si produce niente di nuovo, tranne buone idee. E di quelle, si sa, c’è sempre più bisogno.